25 Gennaio 2009

Sciocco e Colpevole

Sì chinò lentamete, avvertendo le sue giunture cigolare sotto i muscoli e la pelle. Timidamente allungò una mano verso il basso, come per paura che quello fosse un gesto incoerente con la sua persona, e recise il gambo di un piccolo fiore, osservando come le sue dita si impregnavano di una vischiosa sostanza verde - densa come il sangue.
Se lo rigirò fra le mani ambrate un paio di volte, dopodichè sospirò impercettibilmente, socchiudendo gli occhi. Si pentì di aver ucciso una creatura tanto bella quanto indifesa per una sua frivola curiosità e si sentì sciocco e colpevole come non mai. Ma era troppo tardi e, più per sè stesso che per il fiore irrimediabilmente strappato, lo lasciò cadere fra i suoi simili, osservandolo sparire fra le migliaia di petali bianchi ai suoi piedi.
"I fiori sono belli," disse infine.
"Cazzate. Sono ninnoli per femminucce sentimentali," rispose Sasuke.
"A me piacciono i sentimentalismi," ribattè seccato, schioccando la lingua.
Ma non ci fu risposta e nessuno, dopo quell'ultima frase lasciata in sospeso, disse più niente - perchè sapevano che non ce ne sarebbe stato bisogno. La mano di Sasuke sfiorò la sua, mentre ridacchiava - un po' divertito, un po' rassegnato - per quella sensibilità che lo rendeva diverso da tutti gli altri.
"Andiamo," mormorò, stringendo le sue dita sottili intorno alla mano di Naruto.

Passarono i giorni ed il ricordo sbiadì lentamete, senza però mai sparire. Semplicemente si allontanava dai loro pensieri ed i particolari, anche pensandoci attentamente, sfuggivano, si confondevano fra di loro.
Ma un'improvvisa voglia, un giorno come tanti, costrinse Naruto ad alzarsi dal letto su cui s'era accasciato per correre all'armadio ed indossare qualcosa, rapido e silenzioso.
Sasuke lo scrutò perplesso, senza però palesare la domanda che gli ronzava in testa. Semplicemente balzò giù dal letto e lo seguì, senza mai chiedere nulla o sentenziare alcunché.
Percorsero la grande via che attraversava la città, caotica e pregna di rumori stronati e striduli, raggiunsero i vicoli laterali bui e angusti, dove ogni suono si avvertiva ovattato, ed ancora stradine sterrate e piccoli sentierini di montagna, in salita, dove i sassi scivolavano sotto ai loro piedi ed interrompevano la loro corsa a zig zag più giù, dove regnava un appagato e delizioso silenzio. Infine, passato lo steccato scheggiato, a cui mancava qualche pezzo, raggiunsero il piccolo fazzoletto di terreno in cui sapevano di poter trovare la pace ed il distacco da ogni questione materiale che intorpidiva le loro menti.
Ma, prima ancora di riuscire a sorridere, un forte odore d'erba ferì il loro olfatto e le loro consapevolezze.
Si guardarono intorno, perplessi e smarriti, ancora immersi in quel godurioso silenzio carico di significati.
Il sole splendeva alto nel cielo, deridendo il loro sbigottimento, crudele. L'atmosfera era incrinata dai dubbi, che si insinuavano perfino nelle crepe della roccia, facendo credere che si potessero sgretolare da un momento all'altro. Nell'aria aleggiava una profonda, spietata delusione.
Avrebbero voluto piangero, ma l'orgoglio ricacciò dentro ogni lamento ed ogni protesta. Avrebbero voluto gridare, ma la tristezza gli serrava la gola. Avrebbero voluo dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma non sarebbe servito a niente.
"Andiamo," disse infine Naruto - la sua voce uscì strozzata.
Così, com'erano venuti, se ne andarono, ripercorrendo le stradine, i vicoli e le vie a ritroso, percependo il chiassoso rumore della vita di città crescere ad ogni passo.
Il ricordo del prato imbiancato dalla moltitudine di margherite continuava a farli sorridere, ma più di questo era la consapevolezza che quel posto apparteneva solo a loro.
Ma si sbagliavano. Qualcuno aveva tagliato l'erba ed insieme ad essa aveva reciso tutti i fiori, fino a lasciare solo un anonimo praticello di montagna, levigato come un campo da golf. Qualcuno aveva violato la loro essenza.
Le loro parole non avrebbero avuto nessun eco, se non quello delle loro stanze cubiche e fredde.

Non tornarono più lì, nemmeno quando le margherite ricrebbero di nuovo, per poi essere tagliate ancora, ancora ed ancora. Naruto non tornò.
Nelle sue mani rimase solo lo spiacevole ricordo della sostenza verde vischiosa, ma bastò quello per farlo sentire sciocco e colpevole per molto, troppo tempo.
Sciocco e colpevole.

***

Ho deciso di postare questo piccolo sfogo perchè, per chi mi conosce, risulterà facile estrapolare il mio attuale stato d'animo.

Ha poco senso, lo so. E' anche piuttosto bruttina, poco curata. Ma va bene così, non è nata per essere bella, ma per essere efficace.

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